Record storico per l’olio d’oliva: la produzione mondiale tocca i 3,5 milioni di tonnellate

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Dopo un biennio estremamente complesso, caratterizzato da raccolti minimi e prezzi ai massimi storici, il settore oleario mondiale si prepara a vivere una stagione di rinascita senza precedenti. Secondo i dati riportati da Olive Oil Times, la produzione globale per la campagna 2024/2025 è stimata a 3,507 milioni di tonnellate, un valore che segna il massimo storico mai registrato e supera il precedente record stabilito nella stagione 2021/2022. Rispetto alla difficile annata precedente, l’incremento previsto è vicino al 36%, una crescita trainata principalmente dal recupero dei paesi del bacino del Mediterraneo, con la Spagna che consolida la sua leadership grazie agli investimenti in sistemi produttivi moderni e irrigati.
L’espansione geografica e il ruolo dei paesi extra-UE
Uno degli aspetti più rilevanti di questo scenario è il ruolo sempre più centrale giocato dai produttori situati al di fuori dell’Unione Europea. Se fino a pochi anni fa questi paesi rappresentavano meno di un terzo della produzione mondiale, per la stagione attuale si prevede che copriranno il 40% del totale globale. L’olivicoltura si sta infatti espandendo in territori inediti e oggi coinvolge ben 58 nazioni distribuite su cinque continenti, includendo nuovi attori come l’Uzbekistan, l’Etiopia e persino stati mediorientali o del Centro America.
Dinamiche di consumo e nuovi mercati premium
Mentre nei paesi tradizionalmente produttori il consumo tende a stabilizzarsi, la domanda globale è sostenuta dai paesi non produttori, che ormai rappresentano circa il 30% della richiesta complessiva. In questi mercati emergenti l’olio d’oliva viene percepito e venduto come un prodotto di fascia alta, a differenza di quanto accade nei mercati mediterranei dove la grande distribuzione gestisce la maggior parte dei volumi attraverso i marchi privati.
Sfide strutturali e futuro del settore
Nonostante l’ottimismo legato ai numeri record, restano comunque aperte alcune sfide strutturali che il settore deve affrontare con urgenza. La cronica carenza di manodopera per la raccolta continua a rappresentare un ostacolo anche nei paesi più avanzati, mentre emerge con forza il problema della competitività: gli oliveti tradizionali faticano infatti a mantenere margini di profitto sostenibili rispetto alla grande redditività garantita dai moderni impianti ad alta densità.
Considerazioni sulla stagione 2024/2025
In definitiva, la stagione 2024/2025 segna un punto di svolta fondamentale per il mercato, che passa da una fase di scarsità estrema a una di piena disponibilità. Questa abbondanza di prodotto promette di favorire una progressiva normalizzazione dei prezzi al consumo, delineando al contempo una mappa della produzione sempre più internazionale e meno vincolata ai soli confini storici dell’Europa meridionale.
