Intervista all’azienda Colle Bagnoli, dove la tradizione dell’olio EVO incontra il mercato contemporaneo

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Abbiamo intervistato Patrizio Frateschi, Founder e CEO di Colle Bagnoli. per farci raccontare la storia e le attività svolte dalla sua azienda di Sonnino, nell’Agro Pontino laziale, che ha saputo trasformare una solida tradizione familiare in un progetto d’eccellenza contemporaneo.
Dalla cura per la cultivar Itrana alla scelta di un design sostenibile, ogni risposta riflette l’impegno nel produrre un olio extravergine che sia, al contempo, identità territoriale e opera d’arte.
Ecco cosa ci ha detto.
Può raccontarci la storia della vostra azienda olearia e come si è tramandata di generazione in generazione?
Colle Bagnoli nasce a Sonnino, tra le colline dell’Agro Pontino, in un territorio aspro e autentico dove gli ulivi della nostra famiglia affondano le radici da oltre settant’anni. La nostra storia ha inizio nella metà del Novecento, quando nostro nonno Ernesto piantò i primi alberi su un terreno allora difficile, fatto di pietra e roccia, trasformandolo con pazienza e dedizione. Negli anni successivi è stato nostro padre a prendersi cura di quell’eredità, custodendo gli ulivi e rispettando i ritmi della natura, stagione dopo stagione. Da lui abbiamo imparato che l’olio extravergine non è solo il risultato di un raccolto, ma il frutto del tempo, dell’ascolto e della costanza.
Quegli alberi, oggi adulti e vigorosi, rappresentano le nostre radici e il lavoro silenzioso di più generazioni. Sono il simbolo di un sapere tramandato attraverso l’esempio, l’impegno quotidiano e l’amore per la terra. Dopo il percorso di studi e l’esperienza professionale lontano da Sonnino, è nato il desiderio di tornare alle origini e dare nuova forma a questa storia. Così prende vita Colle Bagnoli: un progetto che unisce la tradizione familiare alla visione contemporanea, con un’attenzione particolare alla qualità, all’eleganza e all’autenticità. Oggi continuiamo questo percorso con uno sguardo orientato al futuro, scegliendo consapevolmente innovazione e sostenibilità.
Quali sono i valori che vi guidano nella produzione del vostro olio extravergine di oliva?
Autenticità, rispetto e ricerca della bellezza. Crediamo in un olio che non sia solo alimento, ma anche racconto e identità. Ogni decisione, dalla scelta delle bottiglie al design del marchio riflette il desiderio di elevare il valore dell’olio extravergine di oliva a simbolo del Mediterraneo contemporaneo.
L’autenticità per noi significa restare fedeli alla nostra terra e alle sue tradizioni. L’artigianalità diventa il cuore del nostro progetto: dietro ogni fase, dalla raccolta delle olive all’imbottigliamento, c’è la mano dell’uomo. Non ci interessano le grandi quantità, ma la qualità assoluta. Tutti questi processi sono legati dal filo della sostenibilità: dalle bottiglie pensate per essere riutilizzabili al packaging ridotto. E infine, la bellezza, intesa come armonia che nasce quando tutto (il prodotto, il design, la storia) dialoga in equilibrio.
Ci può descrivere il processo di produzione del vostro olio, dalla coltivazione delle olive alla frangitura?
Il nostro olio nasce tra gli uliveti del nostro paese, Sonnino, dove cresce la cultivar Itrana, simbolo delle Colline Pontine. La raccolta manuale avviene nel momento di perfetta maturazione, non ci spingiamo oltre il periodo di ottobre per ottenere la qualità assoluta dell’olio. Le olive vengono molite entro poche ore, per preservarne freschezza e aromi. Collaboriamo con frantoi locali che condividono la nostra filosofia artigianale.
Come garantite la qualità e la tracciabilità del vostro olio extravergine di oliva?
La qualità per noi non è un abito che ci cuciamo addosso, ma un metodo. Ogni fase, dalla raccolta all’imbottigliamento è seguita personalmente e documentata per garantire la massima tracciabilità. Lavoriamo solo con frantoi certificati del nostro territorio che utilizzano processi a temperatura controllata. Ogni lotto viene analizzato e numerato, conservato in serbatoi di acciaio inox e imbottigliato solo quando raggiunge l’equilibrio ideale.
Quali sono le varietà di olive che coltivate e quali caratteristiche le contraddistinguono?
L’anima di Colle Bagnoli è la cultivar Itrana, una varietà autoctona spesso conosciuta con il nome di “Oliva di Gaeta”. Parliamo di un’oliva elegante e complessa, riconoscibile per i profumi intensi di erba fresca, pomodoro verde e mandorla, e per il suo equilibrio armonico tra amaro e piccante.
In che modo vi approcciate alla sostenibilità ambientale nella vostra azienda?
Ci impegniamo a ridurre al minimo l’impatto ambientale in ogni fase: scegliamo fornitori locali, utilizziamo materiali riciclabili e abbiamo progettato una bottiglia riutilizzabile, perché crediamo che anche il design possa essere sostenibile.
Come conciliate la tradizione con l’innovazione nel vostro lavoro?
Riteniamo che tradizione e innovazione non siano due mondi opposti, ma due forze che viaggiano di pari passo. Nel nostro uliveto di famiglia continuiamo a raccogliere le olive a mano, come si è sempre fatto. La frangitura avviene entro poche ore dalla raccolta: qui la tecnologia è al servizio della tradizione per preservare al massimo i profumi e i polifenoli.
L’innovazione per noi parte dal modo di raccontare l’olio. Abbiamo voluto reinterpretare un prodotto antico con un linguaggio nuovo, più vicino al mondo del design. Tutto nasce dalla bottiglia: linee pulite, vetro verniciato in tinta Pantone, etichetta con dettagli tattili in rilievo e lamine in rame e oro. L’innovazione è anche nel modo in cui ci presentiamo al mercato, puntando inizialmente su una vendita diretta online per creare un contatto autentico.
Quali sono i principali mercati di riferimento per il vostro olio extravergine di oliva?
Ci rivolgiamo a un pubblico che cerca qualità, estetica e consapevolezza. L’Italia resta il nostro punto di partenza, ma guardiamo anche all’estero, in particolare a quei mercati attenti alla cultura del prodotto. L’obiettivo non è la quantità, ma la riconoscibilità: far sì che ogni bottiglia sia ambasciatrice del nostro territorio.
Quali sono le sfide e le opportunità che il futuro riserva al settore oleario?
Credo che il futuro passi attraverso due parole chiave: consapevolezza e cultura. La vera sfida oggi è far comprendere il valore dell’olio extravergine di qualità, riconoscendogli il posto che merita sulle nostre tavole. Vedo grandi opportunità in un pubblico sempre più attento e desideroso di conoscere l’origine di ciò che consuma.
Come si differenziano i vostri oli in base al gusto e alle caratteristiche organolettiche?
Il nostro olio è un monocultivar di Itrana, dal carattere deciso ma elegante. Al naso si percepiscono note di erba tagliata, carciofo, pomodoro verde e mandorla fresca. Al gusto è armonico, con un equilibrio naturale tra amaro e piccante.
Potrebbe suggerirci alcuni abbinamenti ideali?
Amo usare il nostro olio a crudo: su una bruschetta di pane, su una mozzarella, o su un pesce al vapore. Ma dà il meglio anche con piatti più complessi come una vellutata di legumi o una tartare di tonno. Mi piace pensare che il nostro olio sia come una firma: capace di legare insieme i sapori senza mai coprirli.
