La piaga dell’olio EVO contaminato

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In base alle recenti indagini condotte dal Salvagente, emerge un quadro preoccupante riguardante la qualità dell’olio extravergine d’oliva attualmente in commercio. Secondo i test effettuati, circa il 25% delle bottiglie analizzate presenta tracce di contaminazione da oli minerali, una problematica che solleva seri interrogativi sulla sicurezza alimentare e sui processi produttivi della filiera olearia.
La contaminazione rilevata riguarda principalmente due categorie di idrocarburi: i Mosh, che tendono ad accumularsi nei tessuti umani e negli organi, e i Moah, considerati potenzialmente più pericolosi a causa della loro possibile natura cancerogena e mutagena. Queste sostanze non sono presenti naturalmente nelle olive, ma penetrano nel prodotto finito attraverso diverse vie esterne. Spesso il contatto avviene durante le fasi di raccolta meccanizzata, a causa delle emissioni dei macchinari agricoli o di perdite di lubrificanti, oppure durante lo stoccaggio e il confezionamento, tramite l‘esposizione a imballaggi non idonei o contaminati.
Attualmente la situazione normativa appare complessa poiché non esiste ancora un limite di legge rigoroso e uniforme per queste sostanze negli oli vegetali. Tuttavia, la Commissione Europea ha iniziato a muoversi verso una regolamentazione più severa, proponendo soglie massime per i Moah che potrebbero diventare vincolanti nel corso del 2026. Nello specifico, si parla di un limite di 2 milligrammi per chilo per gli oli di oliva e di 10 milligrammi per gli oli di sansa.
Il problema non riguarda solo la salute, ma tocca anche l’integrità del marchio extravergine. Oltre alla presenza di idrocarburi, i test del Salvagente evidenziano spesso altre criticità, come la presenza di residui di pesticidi o di plastificanti come gli ftalati, che possono migrare dalle tubature o dai contenitori usati nelle fabbriche. Queste analisi mettono in luce la necessità di controlli più stringenti lungo tutta la catena di produzione, dal campo allo scaffale del supermercato, per garantire che ciò che i consumatori acquistano come un prodotto di eccellenza sia effettivamente privo di sostanze estranee e potenzialmente dannose.
